Nell Agro
Romano , a nord di Roma sulle rive del torrente Aronne arroccato su di
uno sperone di tufo sorgeva la citta' fortezza di Galeria, durante la
seconda metà del XVIII gli abitanti iniziarono a morire,
per malaria o misteriosa epidemia. I pochi
sopravvissuti lasciarono rapentinamente la citta'per fondare un borgo
poco distante. Case, oggetti, i corpi dei colpiti dall epidemia
furono cosi abbandonati alle forze della natura che pian piano nascose
all uomo la citta'.
mercoledì 16 gennaio 2013
La città Fantasma di Galeria
Etichette:
travel diary
Ubicazione:
Galleria degli Uffizi, 50122 Firenze, Italia
sabato 12 gennaio 2013
sabato 5 gennaio 2013
Paris, London, maybe Kuala Lumpur
Ti ricordi quel ristorante in cui abbiamo cenato quella sera?
Eravamo a New York. No, eravamo ad Ottawa!
O forse Londra. Poteva anche essere Dubai.
Che tanto questi locali à la page stanno diventando tutti “globalmente” uguali, monocordi, ripetitivi e senza carattere alcuno, conformati alla superficiale estetica della cultura contemporanea. Per quale motivo gli interior designer hanno paura di inserire non dico citazioni leziose, iconoclastiche, del passato ma elementi che contestualizzino il territorio e le tradizioni locali del luogo (lasciamo perdere i non-luoghi) in cui stanno operando?
Perchè lo fanno i grandi “maestri” dell’Architettura contemporanea, le più autoreferenziali Archistar, le più pagate, sfogliate, idolatrate divinità dell’olimpo mediatico popolare (leggi pop).Così le grandi torri firmate da Foster, come nel gioco del Monopoli, potrebbero essere spostate a Barcellona, Londra o NYC, ma certo farebbero la loro discreta figura anche a Parigi, piuttosto che a Milano, Berlino o Praga e perchè no, a New Delhi?
E’ davvero questo il modello di città che vogliamo?
Un’unica, melensa, omologata e autoreferenziale omogeneità.
Mi rendo conto che questo discorso può suonare anacronistico; che questo processo di Globalizzazione sia irreversibile, immutabile, inarrestabile. Che una società laica, multietnica, multiculturale, multilinguista ha bisogno di luoghi in cui ritrovarsi che possano contenere tutti allo stesso modo.
Io stesso quando studiavo in Germania mi sono trovato a partecipare e vincere un concorso accademico per la progettazione di un cimitero a Maastricht, in Olanda: pensai che il verde fosse l’unico elemento in cui poter seppellire indistintamente persone di religioni e culture diversissime tra loro; che il paesaggio naturale fa sentire a casa tutti, così come il Paradiso Terrestre viene raccontato giardino dell’abbondanza in tante religioni nate nel deserto.
E pur tuttavia questo scenario di omologazione mi spaventa, lo temo enormemente.
Agli artisti, ai creativi, voglio fare un appello.
Quando vi troverete a progettare gli interni di una abitazione, piuttosto che di un luogo pubblico o di un esercizio commerciale, pensate al territorio in cui nasce, alla luce naturale in cui dovrà risplendere, agli odori e alle suggestioni di quel luogo, alla sua storia artistica, commerciale, culturale e meno al vostro stile, all’imperante uguaglianza contemporanea.
Altrimenti gli autori di quel progetto potreste non essere voi ma qualunque altro progettista contemporaneo.
Eravamo a New York. No, eravamo ad Ottawa!
O forse Londra. Poteva anche essere Dubai.
Che tanto questi locali à la page stanno diventando tutti “globalmente” uguali, monocordi, ripetitivi e senza carattere alcuno, conformati alla superficiale estetica della cultura contemporanea. Per quale motivo gli interior designer hanno paura di inserire non dico citazioni leziose, iconoclastiche, del passato ma elementi che contestualizzino il territorio e le tradizioni locali del luogo (lasciamo perdere i non-luoghi) in cui stanno operando?
Perchè lo fanno i grandi “maestri” dell’Architettura contemporanea, le più autoreferenziali Archistar, le più pagate, sfogliate, idolatrate divinità dell’olimpo mediatico popolare (leggi pop).Così le grandi torri firmate da Foster, come nel gioco del Monopoli, potrebbero essere spostate a Barcellona, Londra o NYC, ma certo farebbero la loro discreta figura anche a Parigi, piuttosto che a Milano, Berlino o Praga e perchè no, a New Delhi?
E’ davvero questo il modello di città che vogliamo?
Un’unica, melensa, omologata e autoreferenziale omogeneità.
Mi rendo conto che questo discorso può suonare anacronistico; che questo processo di Globalizzazione sia irreversibile, immutabile, inarrestabile. Che una società laica, multietnica, multiculturale, multilinguista ha bisogno di luoghi in cui ritrovarsi che possano contenere tutti allo stesso modo.
Io stesso quando studiavo in Germania mi sono trovato a partecipare e vincere un concorso accademico per la progettazione di un cimitero a Maastricht, in Olanda: pensai che il verde fosse l’unico elemento in cui poter seppellire indistintamente persone di religioni e culture diversissime tra loro; che il paesaggio naturale fa sentire a casa tutti, così come il Paradiso Terrestre viene raccontato giardino dell’abbondanza in tante religioni nate nel deserto.
E pur tuttavia questo scenario di omologazione mi spaventa, lo temo enormemente.
Agli artisti, ai creativi, voglio fare un appello.
Quando vi troverete a progettare gli interni di una abitazione, piuttosto che di un luogo pubblico o di un esercizio commerciale, pensate al territorio in cui nasce, alla luce naturale in cui dovrà risplendere, agli odori e alle suggestioni di quel luogo, alla sua storia artistica, commerciale, culturale e meno al vostro stile, all’imperante uguaglianza contemporanea.
Altrimenti gli autori di quel progetto potreste non essere voi ma qualunque altro progettista contemporaneo.
http://ffarchitetto.wordpress.com/
di Ferdinando Fiorini
sabato 29 dicembre 2012
venerdì 28 dicembre 2012
Manipolazione Fotografica - Marco Barbareschi
All interno della galleria MakeMake di Roma una collettiva di foto dell artista Marco Barbareschi che tramite differenti sperimentazioni di colori, aggiunta di elementi e uso del calore manipola i suoi scatti rendendo le foto pezzi unici e di straordinaria bellezza. Cio' che rende ancora più interessante il suo lavoro e' che il processo di lavorazione e manipolazione e' totalmente manuale e non mediante programmi di elaborazione fotografica.
barbareschimarco.wix.com/photomanipulation
Dal 15 Dicembre 2012 al 5 Gennaio- spazio espositivo MakeMake, via del Boschetto, 121 www.makemake.it
giovedì 20 dicembre 2012
il brand "Piazza Italia" raccoglie la protesta
martedì 18 dicembre 2012
domenica 9 dicembre 2012
sabato 8 dicembre 2012
dal genio creativo di Clayton Mariel una Barbie che non avete mai visto
Dopo anni di composta e plastificata carriera, anche Barbie decide di cambiare la sua immagine posando per il geniale fotografo Clayton Mariel in una serie di scatti crudi, audaci, irriverenti, violenti degni di alcune scene di Dexter.
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